sabato 22 settembre 2012

Sale in zucca

Sembrerebbe che abbia poltrito visto la latitanza dal blog ma non è così, è passata un'estate facendo la spola tra casa nostra ed la casa sul lago dei suoceri: un giorno qui, un giorno lì.
Una fatica bestiale ma era necessario per accudire i figli (al lago) e le nostre bestiole (a casa) perché 2 cani, tre gatti e 14 galline, oltre ad un orto, richiedono cure assidue. Per le galline hanno provveduto un paio di giorni fa i ladri, perché si esistono i ladri di polli, a sollevarmi dal peso. Un dolore enorme perché avevo messo nel conto che un animale, magari una volpe o un cane randagio potesse far loro la festa ma mai e poi mai avrei potuto pensare che nottetempo qualcuno entrasse nel pollaio e me le portasse via.
Le mie ragazze (anche se c'era un galletto) hanno lasciato un grande vuoto, ormai erano parte della famiglia. Dopo la rabbia ed il dispiacere, dopo la denuncia (perché l'ho fatta la denuncia ai carabinieri) sto ripulendo il pollaio, abbiamo preparato i nuovi nidi e stiamo cercando una nuova quindicina di galline.
Poi ovviamente siamo tornati a scuola, quest'anno prima e quarta elementare.
Tante novità e soprattutto nuove battaglie ma sembra di avere come avversario un muro di gomma, ma tant'è.

E intanto si cucina, tutti i giorni, almeno 2 volte a giorno ma i tempi non coincidono mai e quindi va tutto direttamente in tavola, senza passare dalla macchina fotografica.

E poi si scrive anche un po' delle vacanze qui.

Questo di oggi l'ho rubato al volo, ho preso la macchina al volo ed ho fatto qualche scatto al piatto prima di portarlo a tavola che reclamavano.
La zucca è un ingrediente che amo. La amo quando è intera, grossa, tonda e arancione. Amo la polpa, arancione coi semi grandi (che faccio a pezzi e metto in congelatore per usarla tutto l'inverno) e amo i suoi usi in cucina e infatti, proprio l'altro giorno, come ringraziamento per aver regalato una zucchetta di medie dimensioni ad un'amica, ho ricevuto la ricetta per una torta dolce che devo provare quanto prima.
Al momento mi don dedicata ad un piatto di routine, la pasta con la zucca.
Un primo piatto abbastanza veloce e leggero.

Ingredienti per 4 persone:

400 gr zucca sbucciata a pezzi
1 cipolla di medie dimensioni
olio extra vergine d'oliva
1/2 bicchiere vino bianco secco
parmigiano
350 gr pasta corta (ho usato le conchiglie, ma vanno bene le mezze maniche o i rigatoni)

Fare a pezzi la zucca ed affettare sottilmente la cipolla.
Mettere un tegame abbastanza capiente (dovrà poi contenere anche la pasta) sul fuoco, dopo qualche istante, quando è appena calda versare l'olio e subito dopo la cipolla. Passato qualche istante, quando si è un po' appassita, aggiungere la zucca, salare, mescolare bene coprire.
Mettere sul fuoco l'acqua della pasta e quando bolle salare e buttare la pasta.
Di tanto in tanto mescolare, la zucca è cotta quando si disfa. Quando la zucca sarà ben cotta e bagnate col vino, quindi lasciate evaporare a fuoco vivace.
Scolate la pasta e versatela nel tegame, fate insaporire bene e, appena un istante prima di portarla a tavola, aggiungete il parmigiano, un'ultima mescolata e via!








lunedì 27 agosto 2012

L'Ecluse di Castanet Tolosan - Francia

Lungi da me da volermi mettere a fare la foodie ;) amo cucinare, e mangiare, fondamentalmente. Ma quando capita di incontrare questi locali, beh, ho subito preso carta e penna e fermato le prime impressioni e poi, tornata, ne ho fatto un'appassionata recensione su Honest Cooking.it che raccoglie tanti articoli sul cibo, su viaggi legati al cibo o recensioni di locali oltre a ricette, suggerimenti per abbinamenti, compresi quelli della mia complice in affari formaggiosi.

http://www.l-ecluse-de-castanet.fr/ 
Per riportare alla mente le splendide giornate delle vacanze di questa estate che non si decide a finire.
Non appena le temperature lo permetteranno, tornerò ai miei fornelli, anche perchè molte idee che mi frullano per la testa...


mercoledì 25 luglio 2012

Comincio a trabordare...

E non solo nel senso che dovrei mettermi a dieta, che è una santa verità, e non sia detto che quanto prima non mi decida, ma, per la prima volta, ho scritto anche altrove.

Così, se non sapete cosa fare stasera a cena, oppure volete andare a cena da amici e volete portare qualcosa di vostro ecco qui un suggerimento.

E buon appetito!!

lunedì 16 luglio 2012

MARMELLATA AGRODOLCE DI CIPOLLE ROSSE DI TROPEA

Affianco al nostro grande giardino c'è l'orto.
E' da qualche stagione che ci si prova ma prima, a causa della mancanza dell'acqua in loco, non aveva dato, onestamente, grande soddisfazione.
Quest'anno abbiamo rimesso in funzione il vecchio pozzo. Già da qualche anno lo avevamo fatto ricostruire e chiudere bene con una grata e poi una rete più fina, così che bambini ed animali non potessero caderci dentro.
E questa estate va che è una bellezza.
C'è da dire che sono contraria all'innaffiatura "a stagno" per due motivi: 1) le verdure non sanno di niente; 2) è uno spreco d'acqua. Tendo ad annaffiare ogni 2/3 giorni e solo pomodori, peperoni e melanzane.
Per il resto viene una bellezza: cipolle e patate, zucchine, ceci, porri, piselli, carciofi e forse quest'autunno/inverno riusciremo persino ad avere dei cavolfiori (lo scorso anno se li son mangiati le galline).
Dopo aver archiviato le zucchine (non ancora del tutto ma diciamo che questo caldo le ha ridotte, onestamente non sapevo più dove metterle, oltre a mangiarle in tutti i modi le ho fatte a cubetti, messe nei sacchetti ed infilati nel congelatore, in vista dei minestroni invernali, assieme ai piselli mentre i ceci li ho fatti seccare e poi imbarattolati) ora sono passata alle cipolle.
Ne piantiamo, con mio suocero, due tipi: quelle rosse di Tropea, che amo moltissimo, e quelle bianche tradizionali, che non vengono mai, son sempre maschi, quindi piccoli, da mangiare freschi, ma tutto lì.
Quelle rosse, invece, ne vengono tante, belle cicciotelle. Danno veramente soddisfazione.
Quest'anno oltre 2,5 kg (l'anno prossimo più file!) e subito ho saputo chiaramente cosa ne avrei fatto: MARMELLATA DI CIPOLLE DI TROPEA.
La ricetta è sua ed io seguito a ripeterla, senza cambiare una virgola.
E' eccezionale da sola, col formaggio e sulla carne di maiale. Ogni volta che la porto a tavola prima la osservano, poi se la spazzolano più velocemente che possono.

Ingredienti:
2 kg cipolle rosse di Tropea
1,2 kg zucchero
succo di 3 limoni
4 mele

(la ricetta originale prevedeva esattamente la metà, ma io ho dato fondo a tutto il raccolto).

Ho sbucciato le cipolle e le mele poi ho usato la lama tipo mandolina del mixer ed ho affettato entrambe sottili sottili (si può fare benissimo a mano). Ho versato tutti gli ingredienti nella pentola più capiente che avevo, ho incoperchiato e lasciato andare per un'oretta al minimo (non vi preoccupate se all'inizio non riuscite a chiudere il coperchio, pian piano si abbasserà il tutto) rigirando spesso. Poi ho scoperchiato e lasciato andare a fuoco vivace per un'ulteriore mezz'oretta. Quando si è ridotto di almeno 1/3 siamo a buon punto. In un altro pentolone mettere i barattoli coperti d'acqua e lasciati bollire una decina di minuti.
Con attenzione (perché il tutto scotta tantissimo) riempire i barattoli, chiudere bene e lasciarli capovolti (per creare il sottovuoto) finché non sono completamente freddi, quindi archiviare fino all'utilizzo.








venerdì 13 luglio 2012

L'Emilia siamo noi! parte II

Son passati 2 mesi dalle terribili scosse in Emilia, due mesi in cui son successe diverse cose che mi hanno tenuta lontana da qui.
La chiusura dell'anno scolastico dei miei figli, con feste, recite, saluti, baci, abbracci etc etc e contemporaneamente ho pensato bene di aderire alla Classe del 1972 di Orte che, con il suo stand gastronomico, partecipava e raccoglieva il testimone per l'organizzazione dei festeggiamenti di S. Antonio (cosa c'entro io, laica e residente a Bassano, è un'altra storia). Non paga dell'enorme fatica che ha comportato (ma c'è chi ha fatto molto di più per l'occasione) mi son fatta balenare in testa l'idea di aderire alla richiesta lanciata sulla rete, ovvero acquistare il parmigiano dai quei produttori che erano stati danneggiati dal terremoto.
Onestamente ho ricevuto una risposta, in termini di richieste, che non immaginavo, credevo di raccogliere qualcosa tra amici e parenti ed invece si è scatenato un passaparola e, assieme alla Pro Loco di Soriano del Cimino,  siamo arrivati a quasi 700 kg di formaggio acquistato.
Contattare i produttori non è stata cosa semplice perché le loro difficoltà erano enormi, la distanza anche, ma poi, ad un tratto, le cose si son sbloccate ed attraverso un paio di contatti eccoci arrivati a LA CAPPELLETTA .
La Pro Loco di Soriano ha trovato il modo di farsi prestare un mezzo idoneo al viaggio e siamo partiti.

Credevo di trovare distruzione e disperazione ma mi sbagliavo.
L'impressione arrivando a San Possidonio, è che non fosse accaduto niente o quasi, certo i casali che caratterizzano la campagna emiliana erano distrutti, un peccato certo, ma spesso erano strutture abbandonate. La periferia di Carpi, da cui noi siamo arrivati, sembrava una qualsiasi periferia di una città italiana in un caldo sabato mattina estivo: lenta e deserta.
Niente macerie, niente gru, niente tende, niente di niente.

Siamo andati avanti, perplessi fino a quando non abbiamo incontrato il nostro contatto, il sig. Venanzio, un signore non più giovanissimo che ci ha guidati fino al caseificio.
Tutto era in piedi, tranne gli scaffali, venuti giù che le terribili scosse, e con loro le forme di parmigiano.
Il magazzino era irreale, a terra, in un angolo, un po' di forme rovinate ed ammuffite, nel resto del locale, scatoloni, allineati, ordinati, contenenti gli ordini ricevuti.
Le persone che lavorano lì sembravano api in un'arnia, avanti e indietro, apparentemente senza senso, in realtà ognuno col suo preciso compito.

Il parmigiano è stato caricato velocemente, i conti son stati fatti e siam ripartiti, non subito.

Ci siam fermati a gonfiar le gomme del mezzo, carico, ed il benzinaio, scambiando due parole con il sig. Venanzio, in pochi minuti ha raccontato del terremoto, di come gli alti pioppi della via si fossero piegati verso il centro della strada, per poi rialzarsi, di come l'asfalto avesse formato delle onde, durante le scosse più forti, di come lui fosse caduto dal motorino, pur stando fermo al semaforo, di come una bambina di una decina d'anni, pur non avendo avuto la casa danneggiata dal sisma, per quasi un mese avesse smesso di parlare e di camminare, e di come si stesse riprendendo solo ora rifiutandosi però di rientrare in casa.
Avevo i brividi, la pelle d'oca, anche se la temperatura, ormai, era oltre i 30°.
Avevo molto pudore nel riprendere il paese, non volevo fare del turismo della tragedia, stile Concordia, così non ho scattato foto, ho cercato di imprimermi nella mente quelle immagini, per non dimenticarle più.

Il sig. Venanzio ci ha fatto fare un giro per San Possidonio, mostrandoci le case, in piedi certo, ma con certe lesioni alla base, che ci passava un mio braccio. Case nuove, le più vecchie avranno avuto 40 anni, le più recenti 4 o 5, oltre la metà da demolire (1300 abitazioni circa).
Nessuna tendopoli, per la struttura del paese, tutte villette mono e bifamiliari col loro bel giardinetto e le tende? in giardino, a debita distanza dalla casa. Chi poteva addirittura ha costruito delle case di legno, in giardino, con tanto di aria condizionata, mettendo in salvo tutto il salvabile.
Le attività commerciali? Molte chiuse, ma molti invece hanno tirato fuori le loro merci, il negozio di abbigliamento ha montato un gazebo davanti l'attività ed organizzato una vendita promozionale, il bar ha costruito un chiosco in legno ed ha riaperto i battenti, così molti altri e poi? Poi ci sono i progetti, i container per le scuole (tutte da demolire) sono in arrivo ma nel frattempo si stanno già presentando i progetti, incluso quello per il poliambulatorio (i dettagli li potete trovare sul link del comune).

Ed ho ritrovato lo spirito emiliano, che racchiude, per me, l'essenza dei vari modi di essere del nostro Paese: si sanno godere la vita, fino in fondo, ma sanno anche faticare ed organizzarsi, sanno fare sistema e poi hanno una caratteristica: sono convinti di essere i migliori. In una vita precedente mi sono occupata di formazione ed il capo fila dell'ente con cui collaboravo era modenese, mi ricordo di quanto mi urtava leggergli negli occhi quanto erano bravi, quanto fossero più bravi.
Gliel'ho visto di nuovo quello sguardo nei modenesi, quasi di sfida, e questa volta non solo ne ero convinta (ne ero convinta anche allora ma mi dava sui nervi) ma in qualche modo, ne ero orgogliosa.

Ora ho quasi finito di distribuire il parmigiano acquistato e mi sta venendo voglia di ripartire, magari a fine settembre, per fare il bis.Ma anche, perché no, di fare qualcosa, magari di organizzarsi per contribuire ad acquistare che so, gli arredi della scuola dell'infanzia o fosse pure della sala d'aspetto del poliambulatorio, perché, in fondo, l'Emilia siamo noi!

Scusate la lunghezza, non ho il dono della sintesi ed i pensieri, accumula in questi mesi, erano veramente tanti.

mercoledì 30 maggio 2012

L'Emilia siamo noi!!

Ieri è arrivata la seconda scossa, come 15 anni fa in Umbria, la seconda scossa è stata peggio della prima, ha azzerato letteralmente interi paesi. Paesi che conosco perché per me, in un certo senso, l'Italia inizia dall'Emilia. Lì si vive bene (non fosse per il tempo e l'infinita pianura), lì i servizi funzionano, lì ci sono le migliori scuole materne del mondo che tutto il mondo ci viene a copiare (e che le maestre della materna di mia figlia non conoscevano...), lì ci si andava, fino a qualche anno fa, ogni santo settembre, per la Festa Nazionale dell'Unità, per vedere come fare bene le cose, a riempirsi il cuore con gente che io ho sempre sentito di casa. Mi ricordo, non so, forse era proprio una Feste Nazionale, dove quelli di Carpi facevano a gara con quelli di Modena, perchè quelli di Modena devono essere sempre più bravi. Oppure, ormai 20 anni fa, il mio primo viaggio in auto con me al volante, con la mia UNO 45 carta da zucchero, lamia fida amica Alessandra, in viaggio verso la Festa di Cuore, sempre vicino Modena.
Lì, proprio a Modena, si trasferì, ormai una quindicina di anni fa, il compagno di banco di mio marito, per fare il contadino, lì la moglie ha trovato lavoro attraverso l'ufficio di collocamento. Un po' più a nord, a Parma, ero di casa, da bambina, ci si andava spesso con i miei genitori, a trovare degli amici, si mangiava il pesto (non basilico ma carne cruda di cavallo condita con sale e spezie), le michette e ci si faceva il bagno nel fiume. Si partiva presto perché poi scendeva la nebbia. Quando si arriva da Roma le 3, poi 4, forse ora sono arrivate a 5? corsie della A1 ti davano l'impressione di essere già in Europa, non più nel Terzo Mondo.
Per me quella terra è riscatto. So bene che non ci sono solo loro: 3 anni fa l'Abruzzo, prima l'Umbria e poi indietro ne abbiamo di tutto e di più, con buoni, cattivi e pessimi esempi.
E il peggio è che, sommersa dall'informazione, dal vortice di twitter che bombarda con notizie continue, poi i tg, i giornali mi sembra di esserci in mezzo a quel terremoto, parla di posti che conosco, di gente che, mi sembra di casa ed ora questo mondo è cambiato per sempre e mi sento inerme.
Mi sono attivata subito per la promozione dell'acquisto del parmigiano, ora tutto fermo sia per le nuove scosse che per la grande richiesta, ma vorrei fare di più, vorrei prendere la mia PUNTO blu e partire, aiutare a rimettersi in sesto, ma adesso sarei di impiccio.

Per quanto mi riguarda adesso posso fare questo:


(il disegno non è mio ma di Giulia (@maghetta o http://gikitchen.wordpress.com/ )

poi vedrò se è possibile organizzare altro.


venerdì 25 maggio 2012

CROSTATE - dolci per eccellenza

Era un po' di tempo che non dedicavo alla recensione dei libri della mia libreria in cucina. Eppure sono lì, allineati, ma anche no, qualcuno un po' affastellato sugli altri; questo perché è vero che ho molto spazio per ospitarli, ma è anche vero che sono aumentati in questi 13 (da quando cioè alla tenera età di 27anni sono andata a vivere con quello che poi è diventato mio marito nonché il padre della Ienetta e del piccolo Attila ;)).
E loro sono lì, ogni tanto provo a dargli un ordine, che so tematico, di frequenza di consultazione, ma dopo un po' il mio ordine implode (o meglio esplode) e sono nuovamente lì, a casaccio, faccia al muro.
E non mancano mai quelli nuovi, perché è vero che la consultazione on line è assai veloce e pratica, spesso con piatti più originali o riadattati da amanti del mangiar bene, però i libri, le pagine sporche, schizzate e macchiate dalle preparazioni, quelli sono insostituibili. Mi piacciono le foto, belle, esplicative ma non eccezionalmente rarefatte, devono essere evocative, devono riuscire a farmi sentire il profumo del piatto, la consistenza del cibo, l'accostamento magari tra due o più alimenti un po' azzardata. Ed ecco che, l'ultima volta che sono capitata in una libreria, una quindicina di giorni fa, gira gira e gira, son cascata nel reparto cucina ed uno dei primi libri che mi è balzato agli occhi è stato proprio questo:

More about Crostate. Dolci per eccellenza

di Enza Bettelli, edito da DeAgostini, con un prezzo strepitoso €9,90. Cod. ISBN 9788841872604

Le foto sono come piacciono a me, evocative ma, senza strafare. Le indicazioni, essenziali, senza troppi sbrodolamenti, ma efficaci. Gli ingredienti normali, nessuna caccia al tesoro che, per chi non vive in grandi città rifornite di ogni ben di dio, è veramente demoralizzante cercare sali rosa dell'Himalaya o del topinambur e sentirsi rispondere come se si stesse cercando il santo graal. Quindi ricette anche non conosciutissime ma assolutamente fattibili, belle foto, copertina rigida, ottima rilegatura, che dovrebbe permettere una costante consultazione senza che il libro si apra come un pollo alla diavola perdendo poi tutte le pagine, prezzo più che accessibile. Direi che è ottimo sia per chi inizia che per chi già armeggia in cucina.

E buon appetito!!

venerdì 18 maggio 2012

Crostata di fragole al mascarpone

L'altro giorno sono andata a Roma per recuperare un certificato di laurea con esami, già mi immaginavo una mattinata passata in quell'antro della strega che è la segreteria della facoltà di lettere a La Sapienza a Roma. Sta su un ballatoio, dall'entrata di viale della Regina si susseguono la segreteria di Scienze Politiche, Giurisprudenza, Ingegneria e anche Scienze Fisiche, Chimiche e Naturali. Le ricordo da sempre VUOTE, poi ti avvicinavi alla segreteria di Lettere e cominciavi a vedere sciami di persone, grappoli di studenti e dentro un girone infernale, corpi accalcati, ognuno con il suo caso: esami non registrati, tasse non pagate, bollettini persi e chi èiù ne ha più ne metta. Arrabbiature apocalittiche, mi ricordo persino di una volta che minacciai una delle impiegate di chiamare i carabinieri se non mi avesse risolto il problema (visto che era colpa loro). Mi ricordo anche l'emozione delle pratiche di presentazione della tesi, sintesi presentata su un floppy e poi quando ho ritirato il diploma. Dieci anni fa e tornare in questi posti è stato un balzo nel tempo. Però questa volta anche la segreteria di lettere era deserta, un eliminacode e la diffusione dei servizi online hanno fatto il miracolo. Gli impiegati inutili, ignoranti e saccenti invece sono sempre lì. Una certezza.
Di ritorno da questa missione romana, in attesa alla stazione termini, ho fatto un errore drammatico: sono entrata in libreria con dei soldi, dopo molto girovagare sono caduta, come Alice, nel buco dei libri di cucina. Non ho resistito. Quanto prima li recensisco, intanto, è venuta fuori subito questa crostata.

Ingredienti:
Pasta frolla
180 gr farina 00
100 gr burro
50 gr zuchero
2 tuorli
1 cucchiaino scorza di limone grattugiata

Farcitura:
250 gr mascarpone
200 gr ricotta
100 gr zucchero
200 gr fragole
Zucchero a velo

Preparare la frolla: farina, burro a pezzetti e zucchero. Tutto nel mixer o nella planetaria, poi i tuorli e la scorza di limone. mescolare bene, senza esagerare che poi il burro si scalda. Fare una bella palla, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigo per circa un'ora.
Passato il tempo, accendere il forno a 180° e mentre va a temperatura stendere la pasta, circa mezzo cm, tra due fogli di carta forno, adagiarla nella teglia che la ospiterà, pareggiarei bordi, alzare il foglio superiore e punzecchiare tutta la superficie, riposizionare il foglio e coprirlo di fagioli secchi. Infornare per 10 minuti. Togliere dal forno, eliminare fagioli & carta forno e rinfornare per altri 10 minuti. Importante: la frolla non deve essere dura perchè poi raffreddandosi si indurisce di suo.


Quando avete sfornato il guscio di pasta, a parte mescolare mascarpone, ricotta e zucchero e, una volta freddo, stendere la crema ben bene. Sopra disporre le fragole a fettine e poi corspargere (solo al momento di servire) di zucchero a velo.

P.S. questa torta la dedico ad una persona che parte, per ricominciare. Mi è venuta in mente, oltre per la chiacchierata fatta, anche perchè una volta mi chiese come facevo io la frolla e le risposi: la compro. Che bestia che sono. Buon viaggio!!!