giovedì 25 luglio 2013

Polpette di melanzane

Ormai da diverso tempo abbiamo riattivato il pozzo nel nostro orto. C'è sempre stato ma era un rudere ricoperto da rovi. Qualche anno fa i rovi sono stati tagliati e abbiamo fatto ricostruire il pozzo, successivamente abbiamo provveduto ad una pompa ad immersione per tirare su l'acqua. A questo punto si è dato il via all'orto.
Lo scorso anno, a causa del gran caldo e dell'assoluta mancanza di pioggia abbiamo avuto solo zucchine mentre tutto il resto passava da verde a marcio.
Quest'anno le cose vanno nettamente meglio: zucchine, fagiolini, cipolle, pomodori, patate, peperoni e melanzane. Tutto in quantità.
Così mi sono lanciata nella conservazione e nella preparazione di queste verdure che hanno un sapore diverso da quelle che compri: sono cresciute a terra senza concimi chimici, sono state raccolte una volta giunge a maturazione e sono costate fatica. Perché, come mi disse una volta il nostro veterinario: "la terra è bassa".
Non c'è niente da fare, quando le cose te le produci da te hanno un altro sapore ed un altro valore.
E non vorresti sprecare nulla perché buttare nell'umido o nella compostiera verdure in eccesso non consumate e rovinate ti sembra un peccato, anche se sei ateo.
Il congelatore è un grande alleato anche se non tutto lo puoi congelare. L'abbondanza sollecita la fantasia e così dopo le melanzane grigliate e l'immancabile parmigiana sono approdata alle polpette di melanzane.

Ingredienti:
3 melanzane tonde medie;
100 gr parmigiano;
100 gr pangrattato + necessario petto imparate polpette ;
2 uova
1/2 spicchio d'aglio
Prezzemolo, sale e pepe
Olio di arachidi

Innanzitutto portare il forno a 200°. Quando ha raggiunto la temperatura infornare le melanzane intere ma prive del cappello verde. Per circa 50 minuti. Quando sono cotte spegnere il forno, estrarre la taglia e lasciare intiepidire.
Quando le potete maneggiare senza scottarvi sbucciatele e mettete la polpa in un colino o in uno scolapasta per eliminare i liquidi in eccesso.
A questo punto unire le uova, il pangrattato, il parmigiano, l'aglio sminuzzato e il prezzemolo e mescolare il tutto. Aggiustate di sale e pepe.
L'impasto dovrà venire compatto.
Mettere a scaldare una padella con olio di arachidi, nel frattempo fare delle polpette grosse come noci e passarle nel pangrattato.
Immergerle nell'olio bollente e friggere per 5/7 minuti. Scolarle e mangiare tiepide.

giovedì 4 luglio 2013

Costanza non è una mia amica, ma il pane appena fatto si.

Sono passati diversi mesi da quando ho scritto l'ultima volta.
Quando ho cominciato a tenere questo blog, circa 5 anni fa, non c'erano tantissimi blog di cucina, la gran parte erano amatoriale, qualcuno con aspirazioni professionali, pochissimi professionali.
Dopo 5 anni i blog di cucina sono tantissimi e tutti con aspirazioni professionali, molti con foto magnifiche, ricette notevoli, alcuni accostano cucina e musica, altri cucina e film, cucina e disegni.
Quelli amatoriali, tenuti per il gusto di scrivere, cucinare, confrontarsi e un po' mostrare le proprie capacità, sono sempre meno, ovviamente. Tenere un blog richiede comunque costanza (non è amica mia), impegno, tempo e fantasia, se non hai come motivazione un rientro, uno qualsiasi, non dico economico ma quanto meno di blanda e momentanea notorietà, ma chi te lo fa fare?
Questo determina, per me, discontinuità.
Non che non cucini, anche se talvolta proprio non ne ho voglia ma mangiare, ahimè bisogna, anche se dovrei rinunciare seriamente a questa attività, ma mi metto davanti ai fornelli, o al frigo, più per routine che altro.

Anche se ultimamente un paio di cose mi hanno attirato e coinvolto.
Una di queste è il pane. E' qualcosa che da sempre mi ha affascinato, il pane è un alimento di base, essenziale, l'odore del pane è qualcosa di arcaico, non so come spiegare. Buono in qualsiasi parte del mondo:quando anni fa andai in Egitto mi ricordo che la mattina si usciva molto presto per andare a fare le nostre visite per templi e musei a causa delle temperature elevate, e per strada si sentiva un profumo di pane spettacolare, l'istinto era di comprarlo e mangiarlo lungo la strada ma poi...le tavole di legno dove il pane si freddava erano messe a terra, proprio a due passi dove passavano gli asini che trascinavano i vari carretti, e la magia spariva. Ma il pane ha lo stesso profumo ovunque, non posso dimenticare la quarta elementare, erano in una succursale rispetto al resto delle classi, e stavano sopra ad un forno, soprattutto con la bella stagione, quando si tenevano le finestre aperte, arrivavano i profumi legati al pane ed alla pizza.
E dite quello che vi pare ma io amo anche il pane francese le baguette, tenute con quei fazzolettini e portate ovunque, col paté o qualche formaggio cremoso, brie o camembert, o burro e marmellata. Menzione speciale hanno le michette, che a Roma chiamano pane ferrarese, dalla crosta liscia e compatta e quella mollica così densa. Da quando sono venuta via da Roma ho imparato ad apprezzare anche il pane sciapo, quello buono, con la crosta croccante e la mollica piena di buchi, condito con un filo d'olio ed un pizzico di sale.

Sono questi odori, questi sapori, che mi hanno portata a fare il pane a casa.
Ho iniziato nel modo più classico, col mio bel panetto di lievito di birra, farina, acqua e sale. Grandi soddisfazioni.
Poi un giorno ho cominciato a leggere della pasta madre (la conoscevo, ma non avendo mai approfondito la faccenda, l'avevo relegata nelle cose difficili, non da me, tipo la pasta sfoglia). 
Mi sono cimentata nella sua creazione ed era venuta una bella creaturina ma sventuratamente la rinfrescai con farina integrale, lei non apprezzò e schiattò. 
Non era cosa per me.
Poi mi spacciarono della pasta madre.
E l'inizio della fine si abbatté su di me :)
Questa cosa talvolta molliccia ed appiccicosa, battezzata da me Marcoantonello, in onore dei conigli, mi ha aperto nuovi mondi, un po' come quando nasce un figlio o ci prendiamo un animale dentro casa: scopriamo universi sconosciuti, quello della pasta madre era veramente inaspettato.
Innanzitutto un sito entusiasmante, poi l'angolo dello spaccio, di cui sono onorata di far parte. Successivamente, assai utile per tutti i dubbi e le perplessità, un magnifico gruppo su facebook.
E ovviamente il pane.
Buono, fragrante e che rimane fresco a lungo, diversamente da quello fatto col lievito di birra.
Io tendo a rimanere sempre in quello che chiamo l'ambito del buon senso: niente levatacce per panificare, niente farine spaziali, niente ricette iperboliche, semplicemente pane.
Ho fatto mia la ricetta base e ora vado a occhio. Niente di meglio del pane, tiepido, pomodori, olio extra vergine d'oliva, un po' di formaggio e del sale, giusto un pizzico.

Ingredienti :
600 gr farina (quella che hai, di solito uso la 0) + quella per il rinfresco;
200 gr pasta madre solida;
200 gr acqua
1 cucchiaino sale fino
1 cucchiaino zucchero

Di solito mi regolo così: rinfresco la pasta madre la sera, e per rinfresco intendo dimezzarla, aggiungere, a occhio farina e, poco alla volta acqua, fino a renderla bella elastica; la metto in un contenitore che possa ospitare almeno il doppio del suo volume e la metto in frigo.

La mattina dopo la tiro fuori dal frigo e la lascio un'oretta a temperatura ambiente, poi ne prelevo circa 200 gr, a cui aggiungo la farina, il sale, lo zucchero e l'acqua mandando l'impastatrice col gancio j, quello per il pane, per almeno una decina di minuti.
Predispongo un contenitore capiente e, ben sigillata con la pellicola, la lascio lievitare per una mezza giornata (6/8 ore) ma talvolta, per impegni improvvisi, pure tutta la notte.
Un paio d'ore prima di infornare la stendo delicatamente su una superficie infarinata, la allargo come se volessi fare una focaccia e faccio le fatidiche tre pieghe, poi la manipolo leggermente per darle una forma tondeggiante, e delicatamente la poso nella teglia dove la voglio cuocere e dove prima avrò steso della carta forno spolverata da semola di grano duro (unica cosa precisina che faccio perché la asciuga). Spolvero la pagnotta in fieri di semola di grano duro (le fa venire una bella crosta croccante) e la lascio riposare coperta ancora un paio d'ore.
Preriscaldo il forno a 230° e quando arriva a temperatura inforno per una mezz'oretta e poi abbasso a 180° per un'altra mezz'oretta.
I tempi di cottura variano a seconda delle dimensioni del pane. Si può controllare la cottura come con i dolci, infilando un coltello e vedendo se ne esce asciutto. Quando ciò accade spengo il forno ed apro appena lo sportello, tanto da infilarci un mestolo di legno, così si fredda ma non forma umidità all'interno. Quando il pane è praticamente tiepido lo tiro fuori, lo tolgo dalla teglia e lo lascio finire di freddare.

La ricetta è quella base, recuperata appunto sul gruppo di facebook. Col tempo poi è diventato tutto a occhio, come spesso accade quando la stessa ricetta la ripeti più e più volte.







 

giovedì 23 maggio 2013

Sformato di primavera

Questa mattina mi sono svegliata e i vetri della finestra erano tutti imperlati di gocce d'acqua. Fuori piove, non forte ma continuo, credo da questa notte, non so, è da molto che non dormo una notte intera, sia perchè mi sveglio io e quando non lo faccio io lo fa mio figlio coi suoi mostri e i suoi fantasmi. Questa notte no, come quando Claudia era piccola, la pioggia battente sul tetto e sui vetri, costante, intensa, ma senza tuoni, ha accompagnato il nostro sonno.
Il cielo è grigio, cupo. Dopo che figli e marito sono usciti dovrei uscire pure io, ma non ne ho voglia. Non voglio bagnarmi i piedi e passare la mattinata coi piedi gelati e umidi, non voglio guidare la mia vetturetta sulle strade sconnesse con camion e automobilisti che schizzano acqua da tutte le parti.
Me ne sono rimasta a casa, all'asciutto, nelle piccole cose da fare tutti i giorni, illuminata dal lampadario della cucina, accompagnata dalla musica che vien fuori dal mio portatile.
Guardo il calendario, è il 23 maggio ma sembra fine febbraio, non fosse per le temperature, il colore del cielo è quello.
A casa non ci sarà nessuno fino al tardo pomeriggio. Posso concentrarmi senza sentire ripetere fino allo sfinimento la parola mamma, bella parola, bella condizione, ma quando la senti ripetere decine e decine di volte vorresti gridare:" Chiamami in qualsiasi altro modo ma mamma no!! Anzi evita qualsiasi appellativo!" ma poi passa.
Comunque in questi momenti posso sentire la mia musica, riflettere anche ad alta voce, fare due cose di seguito senza interruzioni. Un lusso. Potrei persino farmi la doccia. E invece ho riaperto questo diario "occasionale" perché delle foto mi hanno fatto sentire un po' il prurito alle dita e la voglia di accendere il forno, non solo per fare il pane, ma questo è un altro discorso, ma per preparare questo sformato.
L'idea è partita dallo sformato di patate di mia madre MA ne ho fatta una versione vegetariana, niente mortadella a cubetti BENSI' altre verdure, a contrasto.
Non essendo una grande cuoca ma una che cerca di cucinare cose buone (e non sempre ci riesce), sono andata ad occhio:

1 kg di patate lesse
2 carote grandi
200 gr piselli sbollentati
2/3 zucchine 
1 peperone
100 gr parmigiano
1 fior di latte
2 uova
olio d'oliva extravergine
sale e pepe
burro per ungere la teglia e pangrattato 
teglia tonda con fondo removibile 24 cm

Come d'abitudine ho acceso il forno a 180° e mentre preparavo tutto il resto lui andava a temperatura.
Sbucciate le patate e farle a tocchetti, buttate in una pentola con acqua fredda e lessatele (sono assai buone lessate tutte intere con la buccia, però richiedono un po' di tempo in più sia per la cottura che poi per pelarle), mentre le patate vanno ed il forno pure preparate i piselli, semplicemente acqua in ebollizione, un pizzico di sale ed i piselli una decina di minuti, poi scolate i piselli e le patate.
Fate a cubetti le carote e le zucchine e a striscioline i peperoni. Fate scaldare un tegame e versate due giri di olio d'oliva extra vergine e versate le verdure, scottatele una decina di minuti, finchè non si ammorbidiscono.
A questo punto si assembla.
Si unge bene la teglia e si cosparge di pangrattato (oppure si riveste con carta forno, ma preferisco la versione col pangrattato). In un contenitore capiente schiaccio le patate, aggiungo le altre verdure, poi le uova sbattute e il parmigiano. Mescolo bene e poi ne dispongo uno strato nella teglia, seguito da uno strato di fette di mozzarella. Alterno gli strati fino a terminare gli ingredienti. L'ultimo strato, come da regola, deve essere di verdure.
Cospargo il tutto col pangrattato e, per strafare piccoli fiocchetti di burro e inforno per circa 40 minuti.

E' buonissimo appena sfornato (attenzione all'effetto piombo fuso della mozzarella se lo mangiate appena sfornato), tiepido o freddo.
Invece della teglia tonda si può usare quella da plumcake o anche le formine di alluminio per il creme caramel e farne dei mini tortini. In quel caso i tempi di cottura variano (maddai?).

Dimenticavo, è un ottimo modo per smaltire degli avanzi di verdure o per "propinare" un po' di verdure ai figli recalcitranti.




giovedì 7 marzo 2013

un tegame di verdure...

Mia suocera sostiene che non riesce a non stare, in casa, senza una fruttiera piena di frutta di stagione, le è necessaria alla vista come il mangiarla lo è al corpo.
Beh io e la frutta non andiamo proprio a braccetto e a dirla tutta neppure con la verdura però preparare questo piatto mi genera lo stesso effetto, è un piacere per gli occhi, e per il naso.
E' lo stesso motivo per cui amo fare il minestrone o le varie zuppe, mi piace affettare, sminuzzare, versare, le verdure nel pentolone, mi piace sentire i profumi singoli e poi, pian piano, quello unico che generano.
E questo è il trucco di questo piatto, semplice ma buono e profumato.

Ingredienti:
2 peperoni;
1 melanzana
1 cipolla;
2/3 zucchine;
500 gr patate
olio extra vergine d'oliva
sale
1 bicchiere di acqua tiepida

Scaldare il tegame ed aggiungere olio extra vergine d'oliva, affettare la cipolla sottile e versarla nel tegame, affettare i peperoni, le zucchine, le melanzane e versare tutto nel tegame.
Pelare le patate, farle a tocchetti e aggiungere anche loro al tutto.
Mescolare bene ed incoperchiare. Fuoco al minimo.
Di tanto in tanto scoprire, sia per annusare, che per mescolare.
Dopo circa mezz'ora aggiustare di sale e, se necessario, aggiungere il bicchiere di acqua tiepida (per evitare che si attacchi), ricoprire.
Dopo una ventina di minuti scoperchiare, mescolare bene.
Se consumate subito fate ritirare bene le verdure, se invece lo consumate la sera, lasciate un po' di liquido che tornerà utile quando riscaldate il tegame di verdure.

Ecco io le verdure così le mangerei col cucchiaio direttamente dal tegame.







mercoledì 27 febbraio 2013

3 mesi, settimane e 2 teglie di girelle

Tre mesi sono all'incirca 12 settimane.
Tre mesi a cavallo di un anno, tra la fine e l'inizio di un nuovo anno.
Idee che mi passavano per la testa, ma passavano appunto, senza fermarsi, senza lasciare una traccia e scorrevano via.
Imprevisti più o meno seri che riducevano a meno di niente la poca voglia.
E i giorni scorrevano.
Il Natale e tutta la cucina legata al Natale, biscotti e dolcetti, mostrati ed esibiti.
I buoni propositi per il nuovo anno e poi il Carnevale, con i suoi fritti, i coriandoli e le stelle filanti, e ancora una volta quel bisogno quasi forzato di divertirsi.
Finito pure quello.
E nel frattempo la vita di tutti  i giorni con brutte sorprese, con maestre che si ammalano e col pensiero di come dirlo ai figli.
E poi gli esami, quelli che non finiscono mai e come cappello a tutto ciò le elezioni.
Solo questo sarebbe da dire bene, abbiamo scherzato, si chiude tutto e ci si rivede nel 2014.
Ma poi, come la Primavera dopo l'Inverno, una timida ricettina, qualcosa che stuzzica la fantasia e rieccomi.

Visto l'amaro di questi giorni ci voleva proprio un dolce e un dolce con la cioccolata. Lo avrei voluto anche più dolce proprio per compensare tutto il resto, ma spulciando tra i miei libri di ricette questa mi è saltata proprio agli occhi (e pure in bocca...).
C'è chi abbina ai propri piatti della musica, io invece questo lo vorrei dedicare:

a Umberto Ambrosoli, persona che ho scoperto durante questa campagna elettorale e che mi ha colpita per la serietà, la pacatezza, direi anche la dolcezza, di porsi agli altri. In una parola umanità. Sono dispiaciuta che i cittadini della Lombardia non abbiano colto l'occasione. Veramente.

a Nicola Zingaretti che conosco ormai da anni a cui auguro veramente buona fortuna perché la Regione Lazio agli ultimi 4 Presidenti non ha portato granché bene.

alla mia pronipotina (si  chiama così la figlia del proprio cugino??) nata in questo momentaccio ma per questo sicuramente con degli anticorpi che la renderanno immune a tutto.

Questi dolcetti sono per voi.

Ingredienti:

90 gr di burro
150 gr zucchero
3 uova
500 gr farina
1 bustina lievito per dolci
latte (se serve)
100 gr gocce di cioccolato

Accendere il forno a 180°.
In attesa che arrivi a temperatura unire il burro (a temperatura ambiente) allo zucchero, finchè non diventa una crema, a questo punto aggiungere le uova e poi, lentamente, la farina ed il lievito.
Se l'impasto dovesse venire troppo duro aggiungere un po' di latte.
Stendere l'impasto fino a renderlo alto 1/2 cm quindi spargere un po' più di metà delle gocce di cioccolato.
Arrotolarlo e tagliarlo a fette spesse 1,5 cm e disporle orizzontalmente su una teglia ricoperta di carta forno. Disporre le gocce di cioccolato sopra le girelle ed infornare per 15 minuti + 5 a forno spento.
Servire fredde.Se ci riuscite.






giovedì 29 novembre 2012

8 regole e un po' di cuore Severgnini docet


Un lettore (steven67@alice.it) mi ricorda un’impudenza editoriale che risale a quasi vent’anni fa (ne ho fatte altre, nel frattempo). Dopo aver letto i suggerimenti di Bill Bryson per scegliere un ristorante – mai mangiare dove mostrano le fotografie del cibo che servono, per esempio – avevo deciso d’offrire anch’io alcune regole.  Era il 1993: Bossi provava le canottiere, Dc e Psi si scioglievano come gelati al sole, i baffi di Occhetto fremevano al pensiero (illusorio) della vittoria. TripAdvisor era un nome che si poteva dare al gatto. Esistevano (poche) guide gastronomiche di carta, ma spesso occorreva affidarsi all’esperienza e al fiuto, due cose di cui i viaggiatori del tempo, muniti di protocelullari grandi come costate, andavano orgogliosi.


Le avevo chiamate Sever’s Seven Rules:
1.Evitare, all’estero, i ristoranti che hanno un nome italiano. In Italia, quelli che hanno un nome inglese 
2. Evitare i ristoranti alle cui pareti sono appesi oggetti diversi da un quadro 3. Evitare i ristoranti che offrono come antipasto solo cocktail di gamberetti 
4. Evitare i ristoranti che usano la parola “gourmet” 
5. Evitare i ristoranti troppo vuoti, a meno che siano le undici del mattino 
6. Evitare i ristoranti dov’è impossibile stabilire di che colore fosse, una volta,  la giacca del cameriere 
7. Evitare i ristoranti: meglio farsi invitare a cena da amici e conoscenti.

Vent’anni e molti viaggi dopo, con la saggezza conferitami dai capelli metallizzati,  aggiorno i miei suggerimenti. 

1.Evitare i ristoranti il cui proprietario è ritratto all’ingresso con un tronista o con il sindaco in carica (se è il presidente del Consiglio, peggio ancora) 
2.Evitare i ristoranti dove lo chef è presente solo in fotografia (magari perché è sempre in TV) 
3.Evitare i ristoranti dove i camerieri sono tristi 
4.Evitare i ristoranti dove i ragazzi in cucina sono silenziosi come Gianni Letta o gridano come Antonio Di Pietro in conferenza-stampa. 
5.Evitare i ristoranti che utilizzano la parola “molecolare” 
6.Evitare i ristoranti dove vi portano l’acqua del rubinetto con una smorfia di disprezzo 
7.Evitare i ristoranti che servono porzioni troppo grandi o troppo piccole 
8.Evitare i ristoranti arredati con eccessivo buon gusto. La qualità del cibo è inversamente proporzionale a quella dei quadri sulle pareti.

Già che ci siamo, volete un consiglio per un posto splendido? Osteria “Boemia” a Sozzigalli di Soliera (Modena). L’orto non è lì per bellezza, e chiudendo gli occhi si riconoscono i cibi. Poi andate a Cavezzo, uno dei paesi più colpiti dal terremoto, e fatevi raccontare cosa faranno con i fondi raccolti dal Corriere della Sera e da TgLa7, circa tre milioni (una scuola, pensata come una “serra abitata”). Perché a quei luoghi convalescenti  non basta la solidarietà distante: vogliono visite e vita.
Beppe Severgnini


Aggiungerei che potrei anche evitare:
1. ristoranti che non sono attrezzati per i bambini (e non intendo solo con seggioloni o cibo adatto ma anche dei bagni attrezzati);
2. ristoranti che non hanno dei bagni decentemente puliti;
3. ristoranti che non ti portano i menu coi prezzi e con il dettaglio degli ingredienti usati;
4. ristoranti che non ti fanno la fattura;
5. ristoranti in cui i camerieri non ti ascoltano se hai delle esigenze particolari (tipo allergie o intolleranze);
6. ristoranti in cui il titolare non ha messo in regola e tratta umanamente chi lavora per lui;
7. ristoranti che hanno menu lunghissimi o nomi di piatti troppo fantasiosi.

lunedì 12 novembre 2012

Pulire al naturale

E' diverso tempo che meditavo sia questo post che la rubrica che ne deriva. Occuparsi delle faccende di casa non è esattamente una cosa piacevole, almeno per me. Qualche giorno fa una mamma fuori di scuola commentava così:" Mia madre faceva tutte queste cose, e anche più faticose, con meno elettrodomestici, e le faceva senza lamentarsi, sembrava quasi con piacere. Io questo piacere non l'ho mai trovato" Neppure io, ho chiosato. Eppure vanno fatte, per dovere, non certo per piacere. E per semplificarci le cose, per fortuna, ci sono ogni tipo di prodotti e di elettrodomestici che però o costano o inquinano e soprattutto ne abbiamo uno per ogni occasione: pavimenti, marmo, parquet, superfici delicate, vetri, acciaio, anticalcare, disinfettanti, etc etc. Non sono un po' troppi? E soprattutto, sono necessari? Non ne sono certa. Vuoi per ecologismo, vuoi per una tendenza, ormai necessaria, al risparmio, sto analizzando criticamente i miei detersivi.
Ormai da tempo ho abbandonato quelli di marca per optare a marchio del supermercato, spesso gli stessi prodotti ma con costi decisamente più bassi; ma poi ho fatto un altro passo avanti, ovvero mi sono chiesta se sono veramente necessari, alcuni sono decisamente superflui tipo la polvere o crema alla candeggina. Riconosco il riflesso condizionato tra il sentire il profumo di candeggina e sentirsi in un ambiente più pulito però in realtà non serve.
Sono partita da Adamo ed Eva, anzi da Darwin e dalla selezione della specie (si la prendo larga lo so...) se uso detergenti potenti pulisco, disinfetto, elimino i germi più deboli lasciando e favorendo quelli più resistenti quindi domani dovrò trovare un prodotto più forte o usarne di più di quelli attuali e, a naso, non mi piace inoltre eliminare radicalmente "germi e batteri" non aiuta a sviluppare il sistema immunitario dei nostri figli quindi?
Beh certo non lascio la casa sporca solo mi limito a pulire con prodotti normali, non disinfettanti (niente lisoformio o candeggina) su qualsiasi superficie inoltre ho fatto una riscoperta: il bicarbonato e la sua sorellina la soda (che NON è la soda caustica bensì carbonato di calcio).

L'ispirazione mi è venuta da questo libricino:

PULIRE AL NATURALE a cura di Gabriele Bindi e dell'Associazione Uomini Casalinghi) - Terra Nuova Edizioni - €10,00 - ISBN 9788888819570


Me lo sono spulciato per bene, è simpatico e ricchissimo di suggerimenti, questo per esempio è diventato il mio punto di forza: PENTOLE (...) il sugo si è bruciato. Non solo ,al pentola è piuttosto malconcia. Per ripulirla, mai grattare il fondo dove è rimasta attaccata la parte bruciata. Piuttosto bisognerà mettervi una manciata di sale grosso ed una di bicarbonato e il tutto si farà bollire con un po' d'acqua per circa mezz'ora. Far raffreddare e lavare la pentola.
Altri invece possono tornare utili per le emergenze, tipo il detergente per la lavastoviglie fai da te: alla lunga non pulisce ma se rimaniamo senza detersivo un paio di lavaggi con questo naturale si possono fare.

Altro uso della Soda , lei per intenderci, è la pulizia del piano di cottura, di quelli in acciaio, la spargo come se fosse la polvere alla candeggina e poi inumidisco il piano con pochissima acqua tiepida e poi, senza fatica, con la spugnetta, porto via lo sporco, senza grattare, a prescindere dallo sporco. Per quello più resistente basta lasciarla lì qualche minuto (il tempo di caricare una lavatrice, per esempio, o la lavastoviglie...) e il gioco è fatto. Detto fra di noi costa circa € 2,00 (dove più dove meno). Oltre al pianeta ci ringrazia pure il portafoglio.

Come sempre preciso perchè magari non sempre lo sottolineo, non c'è pubblicità in queste recensioni o suggerimenti, semplicemente consigli di quello che mi convince o meno.

Buona settimana e alla prossima :)





domenica 4 novembre 2012

La zuppa del casale... il nostro.

Con l'arrivo dell'autunno finalmente posso dar sfogo al mio amore per le zuppe, i minestroni. In assoluto non sono amante delle verdure, ma la dimensione zuppa o minestrone, non brodoso, mi piace moltissimo. Ne potrei mangiare quantità incredibili. Purtroppo questa mia passione non è condivisa da almeno il 50% degli abitanti del nostro casale, la componente under 10 per intenderci. Così mi limito a preparare zuppe & co. in giornate tipo il lunedì, quando il rientro a casa è proprio in prossimità della cena, per cui mi devo organizzare prima coi preparativi. E cosa c'è di meglio di una zuppa?

Ingredienti per 4 persone:

250 gr cereali misti (orzo, farro, miglio, etc etc);
250 gr legumi misti (ceci, fagioli cannellini, lenticchie e fagioli borlotti);
500 gr verdure miste (patate, porro, pomodori e carote)
sale
olio extra vergine
parmigiano reggiano

Innanzitutto mettere a mollo i legumi la sera prima (magari assieme ad un cucchiaino di bicarbonato).
Sciacquateli bene sotto l'acqua corrente dopo averli lasciati ammollare.
Mettere sul fuoco un tegame ampio ed alto, versarci tutti gli ingredienti ed acqua fredda, almeno 4 o 5 dita sopra il livello delle verdure e mettere sul fuoco, basso, e coprire.
La zuppa dovrà cuocere per un paio d'ore, mescolando di tanto in tanto e, se non dovesse essere sufficiente, aggiungere un bicchiere d'acqua CALDA.
Quando la serviamo una ricca spolverata di parmigiano reggiano ed un giro d'olio extra vergine d'oliva sarà il tocco finale.

P.S. si può abbreviare notevolmente il tempo di cottura utilizzando i legumi in barattolo, già cotti. I puristi storceranno il naso, ma chi invece è sempre in debito col tempo apprezza :)