giovedì 3 aprile 2014

Muffin alle fragole

Stamattina avevo proprio bisogno di un po' di conforto, non so, il tempo un po' coperto, un umore non proprio leggero e così, mentre programmavo cosa preparare per cena mi è balenata l'idea di prendere anche delle fragole, si dopo cena fragole con panna, cosa c'è di meglio?
E così ho preso 4 vaschette. Ma mentre facevo a pezzetti la frutta mi sono resa conto di aver sovrastimato la mia necessità di fragole, per noi 4 erano sufficienti 2 vaschette. E con le rimanenti?
Dopo la scuola sarebbe venuta un'amica di mia figlia, avrei potuto preparare loro qualcosa a base di fragole... mumble mumble... ma anche veloce perché avevo molte cose da fare... mumble mumble... e così ho trovato questa rapida, ed impossibile da fallire, ricetta per dei muffin alle fragole.

Ingredienti:
  • 130 gr farina
  • 60 gr zucchero
  • 60 gr burro
  • 100 ml panna fresca NON montata
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 uovo
  • 120 gr fragole
Come sempre, accendere il forno a 180°.
Nell'impastatrice, ma va benissimo un qualsiasi robot da cucina, ho messo farina, zucchero e lievito ed ho fatto mescolare un po', poi ho aggiunto l'uovo intero, il burro fuso ed il lievito. Per ultime le fragole spezzettate (magari se avete il robot da cucina con le lame di plastica quest'ultima operazione fatela a mano). Mescolae bene e versate negli stampi.
A me ne sono venuti 5.
Quando il forno è arrivato a temperatura ho infornato per circa 20 minuti, poi ho lasciato 5/10 minuti con il forno spenti e socchiuso, infine li ho messi su una gratella.
Sprigionavano un profumo esaltante.
E sono spariti un istante dopo che siamo rientrati a casa :)









lunedì 20 gennaio 2014

Risotto ai gamberetti light... ma non si direbbe.

L'ho detto tante volte, questo blog è nato non solo per la mia passione per il cibo e la cucina, ma anche per la passione di raccontare di cibo e cucina. 
Vedere qualcuno che cucina è bello quasi quanto cucinare.
Per questo mi piace(va) seguire i programmi di cucina in tv. Ma col tempo sono diventati troppi, ridondanti. Chiunque cucina, e va bene, ma chiunque si arroga il diritto di parlare di cucina come se fosse il massimo esperto. Onestamente mi da fastidio, come quelli che criticano: hai visto quella, ha detto che per fare la besciamella usa la farina integrale, ma quando mai si è visto, etc etc.
Detesto gli artigiani che parlano male dei loro colleghi, fanno sentire stupidi quelli che, magari in buona fede, magari per inesperienza, li hanno scelti. E' scorretto. Anche nel caso della cucina.
Detesto gli arroganti ed i maleducati, coloro che offendono. E anche nei programmi di cucina ce ne sono. Anzi, sembra che più sono maleducati più fanno ascolti. Non si guarda per vedere cosa preparano o chi sarà il più bravo, ma per vedere come e quanto i concorrenti saranno umiliati.
Io ho un'arma invincibile: il telecomando. I programmi così non li guardo.
Ma facendo zapping, tra il satellite ed il digitale terrestre ho incontrato Cannavacciuolo. Che alla fine non è nè arrogante, nè maleducato. Interpreta forse il burbero (mi ricorda il nonno di Heidi, non se ne abbia a male) ma nell'unico episodio della serie italiana ripresa da quella di Ramsey (un altro che non amo affatto) suggeriva una ricetta, la tradizionale cacio e pepe, fatta col riso, anziché con la pasta.
Banale? Forse.
Altra premessa. Io amo il riso, anche bollito, scolato e condito con un giro d'olio ed una spolverata di parmigiano.
Ma Cannavacciuolo ha acceso una piccola lampadina e da quel momento anche il riso in bianco non è stato più lo stesso.

Ingredienti per 1 persona:
Riso 70 gr
brodo di pesce 800 gr
mezzo bicchiere di gamberetti
prezzemolo q.b.

La variabile è la qualità degli ingredienti, ma anche con quelli più commerciali la riuscita è oltremodo soddisfacente.
Si inizia mettendo un l'acqua per fare il brodo di pesce (io ce lo avevo in polvere e ho messo un cucchiaino abbondante di estratto nell'acqua), ho atteso che iniziasse a bollire ed ho ridotto il fuoco al minimo.
Sul fornello medio ho messo il mio tegame e l'ho fatto scaldare, senza olio o altro. Quando è iniziato a salire un po' di calore dal fondo ho versato il riso, l'ho girato spesso per farlo un po' tostare (2 - 3 minuti), a questo punto l'ho trattato come un risotto vero: ho aggiunto un mestolo di brodo bollente ogni volta che quello precedente si asciugava e giravo, per evitare che si attaccasse.
Dopo una decina di minuti ho aggiunti gamberetti. Sono perfetti quelli freschi, sgusciati al momento, quelli surgelati e quelli in salamoia (questi ultimi ben scolati). Ho seguitato ad aggiungere il brodo finché il risotto non si è cotto, mantenendolo sempre ben asciutto (perché a me all'onda non piace).
Quando è arrivato al punto di cottura ottimale ho spento il fornello, l'ho messo nel piatto, spolverizzato con prezzemolo e mangiato.
Tempo di preparazione: neppure 20 minuti
Grassi: nessuno.
Sapore e consistenza: ottimi.





giovedì 19 dicembre 2013

Muffin Mira & Tommy

Era talmente tanto tempo che non venivo qui che neppure il sistema si ricordava che ero la detentrice di questo spazio. Che memoria corta.

Il mio soprannome potrebbe essere Incostanza ma bisogna anche riconoscere che portare avanti un blog senza altro se non la soddisfazione personale, rendono proprio più difficile il tutto.  Se poi ci mettiamo anche la cura che ci vuole per fare le cose non dico bene, ma almeno decenti ecco i giorni passano, le settimane anche ed infine pure i mesi.

L'ultima volta faceva caldo ed ero in procinto di partire per l'Irlanda e ora? Ora sto facendo lo slalom tra le recite natalizie dei figli (due mica cinque) che sembrano avere più rappresentazioni della prima alla Scala. E così, saltellando qua e là, con una stanchezza che mi porta a crollare la sera alle dieci, ma fosse per me pure prima, l'altro giorno, sollecitata dalla figlia ho preparato questi muffin, che poi ho replicato nella versione mini per il mini party a sorpresa per il suo compleanno.

Come tutti i muffin sono di una semplicità disarmante, ma per questi ancora più buona perchè, come diceva mia madre:" Se per mangiare qualcosa ci si impiega meno tempo che a prepararla, allora non vale la pena" e qui i tempi si equivalgono ;) 

Ingredienti
210 gr farina 00 (io uso la 0 e va benissimo)
10 gr lievito per dolci vanigliato
210 gr zucchero
70 gr cacao in polvere
3 uova
150 ml latte
130 gr burro fuso
30 gr gocce di cioccolato 
1 pizzico di sale

Accendere il forno a 180° e preparare gli stampi dei muffin, se avete quelli in silicone vanno bene così come sono se invece avete le teglie o imburrate ed infarinate oppure ponete i pirottini all'interno di ogni spazio.

In una ciotola unite la farina, lo zucchero, il lievito,il sale ed il cacao.
In un altro recipiente sbattere le uova con il latte e il burro fuso.
Unite i due impasti, quello secco e quello umido mescolando bene. Per ultime le gocce di cioccolato.

Riempite gli stampi per metà o poco più ed infornate per circa 20 minuti. Fate attenzione, se li fate mini cuoceranno prima. 

Come sempre, per verificare la cottura infilate al centro uno stuzzicadenti, se torna su pulito sono pronti, sfornateli e, quando sono tiepidi, tirateli fuori dalla teglia e lasciateli freddare per bene.

Et voilà.





Alcuni li ho regalati e i mini entrano perfettamente nella confezione delle uova :)

P.S il nome di questi muffin è dedicato ai figli di una mia amica, nonchè compagni di scuola dei miei figli, che sono, appunto, al doppio cioccolato :)

sabato 3 agosto 2013

#delizie dall'orto 2 - insalata mista tiepida

La produzione del nostro orto procede senza sosta ma con qualche intoppo, del tipo che avevamo piantato una dozzina di piantine di cavolfiore bianco, annaffiate con cura, eliminati i bruchi di cavolaia a mano, per poi scoprire che si trattava di verze. Non ho nulla contro le verze tranne che sono allergica e che al resto della famiglia non piacciono.
Ormai si è creato un sodalizio tra mio suocero e me. Lui pianta, dissidi, concima. Io annaffio, tolgo le erbacce, controllo e combatto eventuali parassiti e, ovviamente raccolgo. Entrambi cerchiamo cosa coltivare.
Per esempio all'inizio di quest'estate è arrivato coi semi dei fagiolini, non quelli verdi, neppure quelli bianchi, nuovissimi e quasi burrosi, no questi sono verdi e lunghi, quasi 30 cm.
Richiedono solo una piccola attenzione: le canne come per i pomodori con dei fili tirati da una all'altra perché si arrampicano. Poi poco concime, meglio naturale e acqua, con parsimonia se si coltivano a terra, qualcosa in più se vi avventurate nell'orto in balcone. Anzi potrei azzardare che sono indicati per l'orto in balcone perché crescono in altezza.
Ieri sera ero andata a controllare come stessero e ad annaffiarli un po' visto il caldo. Ho avuto la sorpresa di trovarne pronti una bella manciata e così ho avuto l'idea per il contorno per la cena.

Ingredienti:
2/3 patate grandi ( avevo quelle rotte della raccolta appena fatta)
3 pomodori maturi
Una manciata consistente di fagiolini lunghi
Basilico
Sale e olio.

Ho lavato e sbucciato le patate, fatte a pezzi non troppo piccoli e messe sul fuoco in acqua fredda, coperte. Da quando l'acqua ha iniziato a bollire le ho lasciate su un quarto d'ora circa.
Nel frattempo ho messo a bollire dell'altra acqua, leggermente salata, ho eliminato le estremità dei fagiolini e li ho fatti a pezzi di circa 5 cm; quando l'acqua ha iniziato a bollire ho buttato i fagiolini che hanno cotto circa 5/7 minuti.
Scolate le patate, scolati i fagiolini, tagliati a pezzi i pomodori maturi, ho condito tutto con sale e olio extra vergine d'oliva e qualche foglia di basilico.
Strepitoso.

giovedì 25 luglio 2013

Polpette di melanzane

Ormai da diverso tempo abbiamo riattivato il pozzo nel nostro orto. C'è sempre stato ma era un rudere ricoperto da rovi. Qualche anno fa i rovi sono stati tagliati e abbiamo fatto ricostruire il pozzo, successivamente abbiamo provveduto ad una pompa ad immersione per tirare su l'acqua. A questo punto si è dato il via all'orto.
Lo scorso anno, a causa del gran caldo e dell'assoluta mancanza di pioggia abbiamo avuto solo zucchine mentre tutto il resto passava da verde a marcio.
Quest'anno le cose vanno nettamente meglio: zucchine, fagiolini, cipolle, pomodori, patate, peperoni e melanzane. Tutto in quantità.
Così mi sono lanciata nella conservazione e nella preparazione di queste verdure che hanno un sapore diverso da quelle che compri: sono cresciute a terra senza concimi chimici, sono state raccolte una volta giunge a maturazione e sono costate fatica. Perché, come mi disse una volta il nostro veterinario: "la terra è bassa".
Non c'è niente da fare, quando le cose te le produci da te hanno un altro sapore ed un altro valore.
E non vorresti sprecare nulla perché buttare nell'umido o nella compostiera verdure in eccesso non consumate e rovinate ti sembra un peccato, anche se sei ateo.
Il congelatore è un grande alleato anche se non tutto lo puoi congelare. L'abbondanza sollecita la fantasia e così dopo le melanzane grigliate e l'immancabile parmigiana sono approdata alle polpette di melanzane.

Ingredienti:
3 melanzane tonde medie;
100 gr parmigiano;
100 gr pangrattato + necessario petto imparate polpette ;
2 uova
1/2 spicchio d'aglio
Prezzemolo, sale e pepe
Olio di arachidi

Innanzitutto portare il forno a 200°. Quando ha raggiunto la temperatura infornare le melanzane intere ma prive del cappello verde. Per circa 50 minuti. Quando sono cotte spegnere il forno, estrarre la taglia e lasciare intiepidire.
Quando le potete maneggiare senza scottarvi sbucciatele e mettete la polpa in un colino o in uno scolapasta per eliminare i liquidi in eccesso.
A questo punto unire le uova, il pangrattato, il parmigiano, l'aglio sminuzzato e il prezzemolo e mescolare il tutto. Aggiustate di sale e pepe.
L'impasto dovrà venire compatto.
Mettere a scaldare una padella con olio di arachidi, nel frattempo fare delle polpette grosse come noci e passarle nel pangrattato.
Immergerle nell'olio bollente e friggere per 5/7 minuti. Scolarle e mangiare tiepide.

giovedì 4 luglio 2013

Costanza non è una mia amica, ma il pane appena fatto si.

Sono passati diversi mesi da quando ho scritto l'ultima volta.
Quando ho cominciato a tenere questo blog, circa 5 anni fa, non c'erano tantissimi blog di cucina, la gran parte erano amatoriale, qualcuno con aspirazioni professionali, pochissimi professionali.
Dopo 5 anni i blog di cucina sono tantissimi e tutti con aspirazioni professionali, molti con foto magnifiche, ricette notevoli, alcuni accostano cucina e musica, altri cucina e film, cucina e disegni.
Quelli amatoriali, tenuti per il gusto di scrivere, cucinare, confrontarsi e un po' mostrare le proprie capacità, sono sempre meno, ovviamente. Tenere un blog richiede comunque costanza (non è amica mia), impegno, tempo e fantasia, se non hai come motivazione un rientro, uno qualsiasi, non dico economico ma quanto meno di blanda e momentanea notorietà, ma chi te lo fa fare?
Questo determina, per me, discontinuità.
Non che non cucini, anche se talvolta proprio non ne ho voglia ma mangiare, ahimè bisogna, anche se dovrei rinunciare seriamente a questa attività, ma mi metto davanti ai fornelli, o al frigo, più per routine che altro.

Anche se ultimamente un paio di cose mi hanno attirato e coinvolto.
Una di queste è il pane. E' qualcosa che da sempre mi ha affascinato, il pane è un alimento di base, essenziale, l'odore del pane è qualcosa di arcaico, non so come spiegare. Buono in qualsiasi parte del mondo:quando anni fa andai in Egitto mi ricordo che la mattina si usciva molto presto per andare a fare le nostre visite per templi e musei a causa delle temperature elevate, e per strada si sentiva un profumo di pane spettacolare, l'istinto era di comprarlo e mangiarlo lungo la strada ma poi...le tavole di legno dove il pane si freddava erano messe a terra, proprio a due passi dove passavano gli asini che trascinavano i vari carretti, e la magia spariva. Ma il pane ha lo stesso profumo ovunque, non posso dimenticare la quarta elementare, erano in una succursale rispetto al resto delle classi, e stavano sopra ad un forno, soprattutto con la bella stagione, quando si tenevano le finestre aperte, arrivavano i profumi legati al pane ed alla pizza.
E dite quello che vi pare ma io amo anche il pane francese le baguette, tenute con quei fazzolettini e portate ovunque, col paté o qualche formaggio cremoso, brie o camembert, o burro e marmellata. Menzione speciale hanno le michette, che a Roma chiamano pane ferrarese, dalla crosta liscia e compatta e quella mollica così densa. Da quando sono venuta via da Roma ho imparato ad apprezzare anche il pane sciapo, quello buono, con la crosta croccante e la mollica piena di buchi, condito con un filo d'olio ed un pizzico di sale.

Sono questi odori, questi sapori, che mi hanno portata a fare il pane a casa.
Ho iniziato nel modo più classico, col mio bel panetto di lievito di birra, farina, acqua e sale. Grandi soddisfazioni.
Poi un giorno ho cominciato a leggere della pasta madre (la conoscevo, ma non avendo mai approfondito la faccenda, l'avevo relegata nelle cose difficili, non da me, tipo la pasta sfoglia). 
Mi sono cimentata nella sua creazione ed era venuta una bella creaturina ma sventuratamente la rinfrescai con farina integrale, lei non apprezzò e schiattò. 
Non era cosa per me.
Poi mi spacciarono della pasta madre.
E l'inizio della fine si abbatté su di me :)
Questa cosa talvolta molliccia ed appiccicosa, battezzata da me Marcoantonello, in onore dei conigli, mi ha aperto nuovi mondi, un po' come quando nasce un figlio o ci prendiamo un animale dentro casa: scopriamo universi sconosciuti, quello della pasta madre era veramente inaspettato.
Innanzitutto un sito entusiasmante, poi l'angolo dello spaccio, di cui sono onorata di far parte. Successivamente, assai utile per tutti i dubbi e le perplessità, un magnifico gruppo su facebook.
E ovviamente il pane.
Buono, fragrante e che rimane fresco a lungo, diversamente da quello fatto col lievito di birra.
Io tendo a rimanere sempre in quello che chiamo l'ambito del buon senso: niente levatacce per panificare, niente farine spaziali, niente ricette iperboliche, semplicemente pane.
Ho fatto mia la ricetta base e ora vado a occhio. Niente di meglio del pane, tiepido, pomodori, olio extra vergine d'oliva, un po' di formaggio e del sale, giusto un pizzico.

Ingredienti :
600 gr farina (quella che hai, di solito uso la 0) + quella per il rinfresco;
200 gr pasta madre solida;
200 gr acqua
1 cucchiaino sale fino
1 cucchiaino zucchero

Di solito mi regolo così: rinfresco la pasta madre la sera, e per rinfresco intendo dimezzarla, aggiungere, a occhio farina e, poco alla volta acqua, fino a renderla bella elastica; la metto in un contenitore che possa ospitare almeno il doppio del suo volume e la metto in frigo.

La mattina dopo la tiro fuori dal frigo e la lascio un'oretta a temperatura ambiente, poi ne prelevo circa 200 gr, a cui aggiungo la farina, il sale, lo zucchero e l'acqua mandando l'impastatrice col gancio j, quello per il pane, per almeno una decina di minuti.
Predispongo un contenitore capiente e, ben sigillata con la pellicola, la lascio lievitare per una mezza giornata (6/8 ore) ma talvolta, per impegni improvvisi, pure tutta la notte.
Un paio d'ore prima di infornare la stendo delicatamente su una superficie infarinata, la allargo come se volessi fare una focaccia e faccio le fatidiche tre pieghe, poi la manipolo leggermente per darle una forma tondeggiante, e delicatamente la poso nella teglia dove la voglio cuocere e dove prima avrò steso della carta forno spolverata da semola di grano duro (unica cosa precisina che faccio perché la asciuga). Spolvero la pagnotta in fieri di semola di grano duro (le fa venire una bella crosta croccante) e la lascio riposare coperta ancora un paio d'ore.
Preriscaldo il forno a 230° e quando arriva a temperatura inforno per una mezz'oretta e poi abbasso a 180° per un'altra mezz'oretta.
I tempi di cottura variano a seconda delle dimensioni del pane. Si può controllare la cottura come con i dolci, infilando un coltello e vedendo se ne esce asciutto. Quando ciò accade spengo il forno ed apro appena lo sportello, tanto da infilarci un mestolo di legno, così si fredda ma non forma umidità all'interno. Quando il pane è praticamente tiepido lo tiro fuori, lo tolgo dalla teglia e lo lascio finire di freddare.

La ricetta è quella base, recuperata appunto sul gruppo di facebook. Col tempo poi è diventato tutto a occhio, come spesso accade quando la stessa ricetta la ripeti più e più volte.







 

giovedì 23 maggio 2013

Sformato di primavera

Questa mattina mi sono svegliata e i vetri della finestra erano tutti imperlati di gocce d'acqua. Fuori piove, non forte ma continuo, credo da questa notte, non so, è da molto che non dormo una notte intera, sia perchè mi sveglio io e quando non lo faccio io lo fa mio figlio coi suoi mostri e i suoi fantasmi. Questa notte no, come quando Claudia era piccola, la pioggia battente sul tetto e sui vetri, costante, intensa, ma senza tuoni, ha accompagnato il nostro sonno.
Il cielo è grigio, cupo. Dopo che figli e marito sono usciti dovrei uscire pure io, ma non ne ho voglia. Non voglio bagnarmi i piedi e passare la mattinata coi piedi gelati e umidi, non voglio guidare la mia vetturetta sulle strade sconnesse con camion e automobilisti che schizzano acqua da tutte le parti.
Me ne sono rimasta a casa, all'asciutto, nelle piccole cose da fare tutti i giorni, illuminata dal lampadario della cucina, accompagnata dalla musica che vien fuori dal mio portatile.
Guardo il calendario, è il 23 maggio ma sembra fine febbraio, non fosse per le temperature, il colore del cielo è quello.
A casa non ci sarà nessuno fino al tardo pomeriggio. Posso concentrarmi senza sentire ripetere fino allo sfinimento la parola mamma, bella parola, bella condizione, ma quando la senti ripetere decine e decine di volte vorresti gridare:" Chiamami in qualsiasi altro modo ma mamma no!! Anzi evita qualsiasi appellativo!" ma poi passa.
Comunque in questi momenti posso sentire la mia musica, riflettere anche ad alta voce, fare due cose di seguito senza interruzioni. Un lusso. Potrei persino farmi la doccia. E invece ho riaperto questo diario "occasionale" perché delle foto mi hanno fatto sentire un po' il prurito alle dita e la voglia di accendere il forno, non solo per fare il pane, ma questo è un altro discorso, ma per preparare questo sformato.
L'idea è partita dallo sformato di patate di mia madre MA ne ho fatta una versione vegetariana, niente mortadella a cubetti BENSI' altre verdure, a contrasto.
Non essendo una grande cuoca ma una che cerca di cucinare cose buone (e non sempre ci riesce), sono andata ad occhio:

1 kg di patate lesse
2 carote grandi
200 gr piselli sbollentati
2/3 zucchine 
1 peperone
100 gr parmigiano
1 fior di latte
2 uova
olio d'oliva extravergine
sale e pepe
burro per ungere la teglia e pangrattato 
teglia tonda con fondo removibile 24 cm

Come d'abitudine ho acceso il forno a 180° e mentre preparavo tutto il resto lui andava a temperatura.
Sbucciate le patate e farle a tocchetti, buttate in una pentola con acqua fredda e lessatele (sono assai buone lessate tutte intere con la buccia, però richiedono un po' di tempo in più sia per la cottura che poi per pelarle), mentre le patate vanno ed il forno pure preparate i piselli, semplicemente acqua in ebollizione, un pizzico di sale ed i piselli una decina di minuti, poi scolate i piselli e le patate.
Fate a cubetti le carote e le zucchine e a striscioline i peperoni. Fate scaldare un tegame e versate due giri di olio d'oliva extra vergine e versate le verdure, scottatele una decina di minuti, finchè non si ammorbidiscono.
A questo punto si assembla.
Si unge bene la teglia e si cosparge di pangrattato (oppure si riveste con carta forno, ma preferisco la versione col pangrattato). In un contenitore capiente schiaccio le patate, aggiungo le altre verdure, poi le uova sbattute e il parmigiano. Mescolo bene e poi ne dispongo uno strato nella teglia, seguito da uno strato di fette di mozzarella. Alterno gli strati fino a terminare gli ingredienti. L'ultimo strato, come da regola, deve essere di verdure.
Cospargo il tutto col pangrattato e, per strafare piccoli fiocchetti di burro e inforno per circa 40 minuti.

E' buonissimo appena sfornato (attenzione all'effetto piombo fuso della mozzarella se lo mangiate appena sfornato), tiepido o freddo.
Invece della teglia tonda si può usare quella da plumcake o anche le formine di alluminio per il creme caramel e farne dei mini tortini. In quel caso i tempi di cottura variano (maddai?).

Dimenticavo, è un ottimo modo per smaltire degli avanzi di verdure o per "propinare" un po' di verdure ai figli recalcitranti.




giovedì 7 marzo 2013

un tegame di verdure...

Mia suocera sostiene che non riesce a non stare, in casa, senza una fruttiera piena di frutta di stagione, le è necessaria alla vista come il mangiarla lo è al corpo.
Beh io e la frutta non andiamo proprio a braccetto e a dirla tutta neppure con la verdura però preparare questo piatto mi genera lo stesso effetto, è un piacere per gli occhi, e per il naso.
E' lo stesso motivo per cui amo fare il minestrone o le varie zuppe, mi piace affettare, sminuzzare, versare, le verdure nel pentolone, mi piace sentire i profumi singoli e poi, pian piano, quello unico che generano.
E questo è il trucco di questo piatto, semplice ma buono e profumato.

Ingredienti:
2 peperoni;
1 melanzana
1 cipolla;
2/3 zucchine;
500 gr patate
olio extra vergine d'oliva
sale
1 bicchiere di acqua tiepida

Scaldare il tegame ed aggiungere olio extra vergine d'oliva, affettare la cipolla sottile e versarla nel tegame, affettare i peperoni, le zucchine, le melanzane e versare tutto nel tegame.
Pelare le patate, farle a tocchetti e aggiungere anche loro al tutto.
Mescolare bene ed incoperchiare. Fuoco al minimo.
Di tanto in tanto scoprire, sia per annusare, che per mescolare.
Dopo circa mezz'ora aggiustare di sale e, se necessario, aggiungere il bicchiere di acqua tiepida (per evitare che si attacchi), ricoprire.
Dopo una ventina di minuti scoperchiare, mescolare bene.
Se consumate subito fate ritirare bene le verdure, se invece lo consumate la sera, lasciate un po' di liquido che tornerà utile quando riscaldate il tegame di verdure.

Ecco io le verdure così le mangerei col cucchiaio direttamente dal tegame.